Vivo il Turismo praticamente da sempre, e nella mia esistenza non ho provato l’esperienza di altre professioni o altri settori produttivi che non siano legati all’ospitalità ed al servizio: diplomato nel 1981 all’Istituto Professionale Alberghiero di Stato (IPAS) quando le scuole alberghiere erano diverse da quelle odierne, quando appena finito il primo anno (15 anni) la scuola stessa ti mandava a fare lo stagionale (altro che stage!) regolarmente assunto e retribuito, a fare il commis di cucina, il commis di sala o il ragazzo di portineria; quando i capi servizio parlavano con lo sguardo, ma alla fine li ringraziavi per quello che ti avevano trasmesso. Arrivato al diploma avevi già un tuo piccolo bagaglio di esperienze utile a proiettarti nel mondo del lavoro. Successivamente, gira e impara, Italia ed estero, in attesa di poter mettere a frutto il tuo sapere e di poter gustare le prime soddisfazioni: la prima promozione, la qualifica superiore, le prime responsabilità, il posto di lavoro più gratificante e di prestigio, l’ingresso nell’associazione di categoria. Tanti piccoli traguardi ormai così lontani e distanti, quasi fosse un’altra epoca. Oggi purtroppo verifico personalmente con tristezza, l’amara realtà degli istituti pubblici del settore e dei suoi allievi, ormai impantanati nelle sabbie mobili della burocrazia e dei bilanci aziendali che hanno snaturato l’essenza di queste scuole, e con altrettanta delusione assisto all’avvento di altrettanti istituti privati che con poche ore di teoria ed altrettante di stage in pochissimi mesi ti regalano il sapere della professione turismo e ti aprono le porte del mondo dell’ accoglienza e della ristorazione!
Confusione! Pur tenendo presente i vari periodi con gli aspetti positivi e negativi che li hanno caratterizzati, dopo quasi trent’anni di vita in comune con la professione e con il mondo del turismo non trovo parole diverse per descrivere l’italica realtà odierna. Finalmente dopo molti anni abbiamo di nuovo il Ministero del Turismo e possiamo iniziare a guardare il futuro con ottimismo: abbiamo il nuovo logo con immagine dell’Italia (Magic Italy), fra poco avremo il (nuovo?) portale Italia.it, il nuovo sistema di classificazione alberghiera (sembra, solo per gli alberghi nuovi o appena ristrutturati) e tutti potremo andare in ferie con i buoni vacanza per le famiglie a basso reddito risolvendo così il problema della destagionalizzazione. Saluto volentieri il ritorno del nostro Ministero, necessario per un settore importantissimo per il nostro paese, ma francamente non riesco ad essere ottimista nonostante gli sforzi e penso mio malgrado che ci vorrà ben altro per rimettere in moto il sistema turistico-alberghiero italiano.
Nel frattempo in nome dell’accoglienza continua la crescita non controllata e non regolata di ogni qualcosa destinata all’ospitalità, in barba allo spirito ed allo scopo originario dell’avvento di questi complessi ricettivi: lussuose e care mega strutture che di bed and breakfast ed affittacamere hanno solo il nome e la licenza, un uso ambiguo ed inflazionato di termini come suites, studios, apartments, resorts, boutique hotel o Inn’s e quant’altro per giustificare ogni posto dove ci siano camere e letti per dare da dormire al ( a volte ignaro) turista, il tutto con un ridottissimo servizio ed inesistente assistenza; inoltre senza servizio, controllo e tutela di notte. Aggiungiamo a questo grande scandalo nazionale l’ormai in atto mancanza di confini e regole fra strutture alberghiere, para-alberghiere, case per ferie e strutture religiose, residence e chi più ne ha più ne metta.
Non sta tanto meglio il settore legato al Food and Beverage dove oggi chiunque ti dà da mangiare. Basta avere un tavolino e quattro sedie in qualsiasi posto per poter parlare di ristorazione: ormai si vede gente mangiare dappertutto, nei bar in particolar modo, ma anche nelle gastronomie, nei pub e disco-pub, sui marciapiedi e per la strada ed i termini ideali per camuffare questo dato di fatto sono, spizzico, light meal, e take away, Basta un forno a microonde ed un precotto da scaldare per chiamarsi cuochi. Infine l’uso ancora indiscriminato di veri e propri ladrocini chiamati pane e coperto ed il famigerato servizio. Resta il fatto che anche per quest’anno il segno meno in tutte le statistiche sarà il denominatore comune di questa ennesima opportunità mancata al nostro paese.
Intanto continuano a nascere nuovi alberghi, perché si dice che gli alberghi rendono, ma le nuove proprietà, di solito con scarsa sensibilità turistica ma perspicaci negli affari, ora partecipano in prima persona nell’attività e nella gestione dell’azienda stessa, sostituendosi ai direttori e ai manager ed abbracciando ad occhi chiusi e a testa bassa tutte le nuove “ventate innovative” di questi ultimi anni in fatto di gestione alberghiera: i numeri ed i profitti al primo posto degli obiettivi e tutto il resto è optional, una flessibilità esasperata del personale in nome del contenimento dei costi, uno stress da percentuali di occupazione camere e da portali di prenotazione che ha creato anarchia nel mercato della domanda, dell’offerta e soprattutto nei prezzi. Tutto questo ha fatto nascere nuovi squilibri e anomalie: personale multifunzione poco qualificato e gratificato, bassa professionalità, livello di standard, qualità e servizio non all’altezza di quanto pubblicizzato dalle strutture stesse. L’avvento prepotente dell’informatica e soprattutto di internet che hanno stravolto una professione (soprattutto la nostra) fondata sui contatti e sui rapporti umani. Ma soprattutto in questi anni è nato un turista di serie ormai globalizzato e standardizzato e con (purtroppo) anche degli eccessi: colui che prenota nel grande albergo grazie ad una last minute rate e si presenta con le infradito e lo zaino sulle spalle oppure al contrario colui che prenota nell’albergo medio piccolo chiedendo un prezzo stracciato e arriva in hotel con la Ferrari; infine quello che vuole entrare nelle chiese e nei musei a torso nudo. Con una terziarizzazione esasperata e l’interinale nelle strutture alberghiere, figure e soprattutto mestieri come il cuoco, il cameriere, la governante, il portiere rischiano la deriva per fare posto, in contrapposizione al turista di oggi, ad uno staff in serie altrettanto globalizzato e standardizzato. Intanto il nostro paese continua ad essere sempre meno competitivo, il rapporto qualità/prezzo è diventato ridicolo e continuiamo ad allontanarci dal gruppo dei paesi più visitati al mondo (siamo al quinto posto, mentre negli anni 70 eravamo al primo); evidentemente la fortuna di avere buona parte dei beni storici, artistici, culturali e paesaggistici del pianeta, oltre che il clima, non basta più.
L’indotto e tutto quello che vive e gravita intorno al turismo si allinea a pieno titolo a questo senso di confusione: oggi abbiamo perso quel sano senso dell’ospitalità e dell’accoglienza e, oltre che oggetto di disturbo, vediamo il turista come l’occasione dei nostri facili affari. E’ inesistente o scarsa la presenza di personale multilingue (ma spesso scocciato e poco educato) con la propensione all’assistenza al turista nei trasporti, nella viabilità ed in qualsiasi occasione durante il suo soggiorno nel nostro paese (treni, navi, autostrade, vigili urbani, trasporti pubblici, musei, uffici etc), ma siamo pronti a saltare addosso alla gallina dalle uova d’oro alla prima occasione di lauti guadagni: esercenti e negozianti, tassisti e guidatori vari, guide turistiche ed accompagnatori vari, etc etc. in prima fila.
Noi tutti “addetti ai lavori” del comparto turismo stiamo vivendo un periodo di “confusione professionale” individuale e collettiva: e le associazioni di categoria e l’associazionismo? Nel nostro settore l’associazionismo e le associazioni tutte, nessuno escluso, non sono esenti da questo clima di sconcerto e vivono un grande momento di crisi di valori, di ideali e conseguentemente di partecipazione. Se vogliono sopravvivere ed essere protagoniste attive ed adeguate ai tempi, devono prendere delle posizioni più nette e chiare nei confronti e a tutela delle loro professioni ed associati con impegno serio e vero, liberandosi da quella cultura ed abbandonando quella mentalità che le hanno caratterizzate fino ad ora e ne hanno fatto delle logge o consorterie, o meglio, delle vetrine ad uso e consumo di personalismi ed individualismi oltre che anticamera di ben altri arrivismi e finalità. Che confusione…………………
C.C.


