Il nodo da sciogliere!

Questo triennio di associazionismo attivo e a tempo pieno, mi ha regalato emozioni nuove e diverse da quelle di routine quotidiana e che rispecchiano la sfera del familiare e del lavoro. Ho dovuto pagare un pegno per queste esperienze: per tre anni ho dovuto cambiare abitudini, turni di lavoro, pochissimo tempo libero a disposizione e altrettanto per la famiglia, in confronto a tantissimo tempo ed energie donate e dedicate esclusivamente all’Associazione. Periodo intenso che mi ha reso sicuramente migliore, più completo e per certi aspetti forse anche più competente: è stato come un corso di formazione, dove alla fine esci con qualcosa in più. I contatti giornalieri con i colleghi, le loro storie ed esperienze, documenti, archivi, l’ambiente stesso, mi hanno dato l’opportunità di approfondire alcuni temi e concetti che sicuramente chi vive l’associazionismo e la professione in via marginale e ad un livello non impegnato, e non coinvolto in prima persona, vive molto diversamente.

Il nostro mondo,  il “mondo del turismo” senza andare troppo lontano, soprattutto negli ultimi 10/15 anni, ha subito a tutti i livelli delle trasformazioni epocali; complice anche la fine di un periodo (anni 80/90) ed un ciclo socio-economico  che, chissà se si riproporrà, e l’inizio di un’era, quella della globalizzazione, che per il momento si rispecchia in un crisi globale la più grave negli ultimi 80 anni e dalla quale ancora non ne usciamo fuori.  Di sicuro, l’Europa non è più il centro del mondo e l’Italia non è più “l’ombelico del turismo mondiale”. Il presente ci vede alle prese con un settore con grossi e drammatici problemi legati all’occupazione, alla (scarsa) professionalità delle varie mansioni legate al comparto turistico alberghiero e alla (bassa) qualità dell’offerta che viene proposta ai turisti. Chi lo avrebbe mai immaginato, qualche anno fa, che un giorno avremmo avuto “colleghi” che vengono a lavorare, per un giorno, come extras, a progetto, per qualche mese? Neanche il tempo di vedere come vive e funziona un’azienda alberghiera!

Ma soprattutto viviamo grandi e grosse contraddizioni! Una classe politica che non fa “politica del turismo” e non “capitalizza” la grande offerta turistica italiana e crede di risolvere i problemi del turismo italiano con i “buoni vacanza”, un’imprenditoria turistico alberghiera che investe milioni di euro in progetti e strutture alberghiere e non, e che poi cerca di contenere (alla prima occasione, ma anche in fase di nascita e sviluppo dell’azienda) le spese tagliando prima di tutto i costi del personale e della formazione. Inoltre un sindacato che vede e propone sempre la solita storia del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, che in nome della flessibilità accetta tutto e tutti, che del settore terziario ne fa una colorita macedonia di dipendenti di alberghi, ristoranti, negozi, agenzie di viaggi, mense, spiagge, campeggi, navi da crociera, aziende di servizi (ma quali servizi?); un sindacato bravo a risolvere i problemi individuali dei singoli ma carenti in quelli collettivi e della categoria. In una trattativa di rinnovo di contratto l’unico scopo è ottenere qualche euro in più in busta paga, ma non si modificano regole ed articoli o addirittura qualifiche professionali e livelli che non esistono più o che sono per lo meno completamente diversi (il capo centralinista, la stenodattilografa, il telescriventista, il lavandaio, la rammendatrice, la cucitrice, la stiratrice…ma esistono ancora?).

Mi sono diplomato nel 1981 quando ancora negli istituti alberghieri c’erano i corsi di Cucina, Sala-Bar, Portineria e Segreteria. Non sono ancora completamente documentato, ma mi sembra di capire che dall’anno prossimo e con la nuova riforma tutto quello che riguarda la formazione pubblica turistico alberghiera verrà incanalata in due grandi blocchi: uno enogastronomico (cuochi, barman e camerieri, tutti insieme?) ed un ipotetico blocco turistico-amministrativo! E gli studi universitari del settore? Boh..

Anche noi associazioni di categoria facciamo parte di queste contraddizioni e noi “colleghi tutti dell’accoglienza”, rispetto ad altri colleghi, ne siamo l’esempio più lampante; ormai viviamo una “scollatura”ed un distacco totale fra la mansione che giornalmente e materialmente svolgiamo in albergo, la qualifica ed il livello che ci vengono (per praticità e comodità) “affibbiati” sulla nostra busta paga (ma che ne determinano purtroppo il riscontro economico, uno dei più bassi in circolazione), ed infine la nostra associazione professionale. Una volta era tutto più facile, i “tre punti cardinali” erano in “simbiosi”; oggi sono tre cose completamente diverse l’una dall’altra. Nel Turismo le associazioni di categoria e l’associazionismo sono in crisi perché rappresentano mestieri legati al passato e che il più delle volte sono completamente diversi da quelli odierni e che sono terribilmente cambiati; ma soprattutto è cambiato “l’approccio” fra l’associato e la sua associazione. Una volta l’associazione era il completamento, la ciliegina sulla torta, del professionista del suo mestiere, cioè colleghi con pochi problemi occupazionali ed economici, e questo “stare insieme” si rifletteva soprattutto nell’aspetto ricreativo, sociale, ludico, rappresentativo; infatti dette associazioni nascono come “amicali” ed erano lo specchio di quell’epoca. Eventuali problemi professionali della categoria e dell’associato, venivano in secondo piano o venivano affrontati da tutti gli addetti ai lavori in modo “leggero” e “superficiale”, né quelle strade e argomenti sono state mai prese con decisione.

Arrivati ad un certo punto del loro percorso, e per una naturale spinta evolutiva, come hanno fatto tante altre associazioni di altre professioni, le associazioni di categoria del nostro settore avrebbero dovuto cambiare gli obiettivi, ma non lo hanno fatto; con il risultato che anche associazioni di categoria numericamente grandi ed economicamente potenti non sono riuscite ad arginare l’involuzione delle professioni che esse rappresentavano e delle loro identità che stavano cambiando, e quando hanno voluto affrontare il problema la hanno fatto nel peggiore dei modi. Oggi alcune figure professionali in particolar modo, ma a livello generale un po’ tutte quelle che lavorano in albergo nell’ambito del Room Division, sono fortemente penalizzate e bistrattate soprattutto al confronto di altre che, con l’aiuto di grandissime risorse economiche esterne, sono diventate quello che noi eravamo una volta o forse molto di più. Abbiamo una vasta  frammentazione di associazioni d categoria (spesso anche più di una per ogni professione) che si dividono quei pochi soci storici di vecchia data, che sono rimasti a loro legati per varie ragioni, ma che fanno grande fatica a fare proselitismo perché coloro che lavorano oggi negli alberghi non si identificano in esse e non trovano in esse punti di convergenza. Buona parte delle associazioni di categoria, sono legate e imbavagliate da statuti che ti elencano quante scampagnate fare all’anno e gli scatti di anzianità che ti servono per ritirare le varie onorificenze, ma non ti dicono o per lo meno “consigliano” su cosa fare per migliorarti professionalmente, essere più aggiornato e competitivo, come tutelare noi stessi e le nostre professioni e cosa sta accadendo anzi è accaduto e come uscirne fuori nel nostro paese a (una volta) vocazione turistica. Infine come affrontare tutte le problematiche che sono venute prepotentemente alla ribalta negli ultimi anni. Oggi alcune professioni del nostro settore vivono un periodo di “grande splendore” e basta vedere tutti i giorni la tv e consultare l’editoria per rendersi conto del momento che vive il mondo del mangiare e del bere e dubito che i loro rappresentanti abbiano tanta voglia di mettersi in gioco in questo momento: l’esperienza del passato insegna. In compenso noi “comuni mortali dietro al desk” abbiamo un grosso nodo da sciogliere e riguarda l’impegno che le associazioni possono dare ai loro associati e verso la professione; non è impresa facile ma c’è una prateria da conquistare fatta di colleghi che stanno aspettando qualcuno con cui identificarsi.      

Come scriveva qualche anno fa un nostro socio e collega, che aveva visto lungo, in un suo articolo intitolato La Necessaria Metamorfosi: già dagli anni ottanta si respirava un malessere profondo nella professione; mentre le associazioni brillavano di luce propria, l’accorpamento per molti alberghi del reparto portineria-segreteria, restringeva non poco lo spazio d’espressione e la creatività del portiere e della sua figura, già penalizzata dal fatto di essere equiparata all’ operaio. Fu sottovalutato il problema generazionale: nuove idee e nuovi uomini erano necessari per cavalcare l’onda dei radicali cambiamenti in atto, quell’energia nuova che avrebbe dovuto essere investita in una differente direzione. Non è compito di nessuna associazione intraprendere strade che si sposano con la politica ed i sindacato, non rientra negli scopi dell’associazione sia regionale che nazionale, ma preparare le menti per affrontare nelle sedi opportune la grande incoerenza che stava accadendo, quello forse poteva essere fatto. Il riconoscimento ufficiale del Portiere d’Albergo non c’è mai stato. Quella qualifica professionale che non relegasse più il portiere a semplice operaio non esisteva. Che la figura del Portiere già da un pezzo abbia cambiato il suo dna, ed abbia mutato i suoi connotati, è una realtà già in atto, solo che noi, “distratti” con ce ne siamo accorti. Ancora una volta siamo davanti ad un bivio: speriamo questa volta di non essere distratti, altrimenti continueremo a galleggiare con un gommone in mezzo all’oceano.

Cosimo Carrieri – Associazione Romana Chiavi d’Oro – Faipa

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Una risposta a Il nodo da sciogliere!

  1. Giampiero Giamogante ha detto:

    Caro Presidente
    Nella speranza di poter continuare ad usare questo titolo rivolgendomi a Te, vorrei esprimere la mia opinione riguardo quello che scrivi. Ti ringrazio per il tempo che negli ultimi tre anni hai dedicato all’Associazione; modificare le proprie abitudini è un grosso sacrificio e togliere tempo alla famiglia a causa di un impegno preso è indice di serietà e rettitudine qualità oggi preziose e troppo spesso sottovalutate. Naturalmente il grazie va esteso a tutte le persone che ti hanno coadiuvato. La descrizione del panorama politico-sindacale è precisa e purtroppo incontestabile; da tempo ho smesso di sperare in qualcosa di nuovo. Capisco che è inevitabile non tenere in considerazione certe situazioni (vedi i buoni vacanza), certe “rivoluzioni” (mi riferisco alla scuola) e certe scelte che i pazzi di turno seduti sulle poltrone che contano adottano a scapito di migliaia di lavoratori. Anche noi, nel nostro piccolo come Associazione siamo parte di questo melting-pot che è il mondo del turismo e credo che come Associazione il segreto del successo (per il futuro soprattutto) sia ripartire dal basso, dal proselitismo, dal prendere il collega sotto braccio e parlargli dell’Associazione. Attenzione non stò parlando di allargare il ventaglio a discapito “della qualità” ma aumentare le possibilità attraverso le opportunità ed i “talenti” che ognuno possiede. Ci saranno Soci più o meno impegnati, Soci che si limitano a pagare la quota annua ed altri che si impegnano di più ma questo credo sia normale in ogni situazione associativa. Secondo me stiamo sulla strada giusta……il nostro piccolo gommone naviga in un oceano sconfinato in balia delle correnti ma il timone è bel saldo nelle mani del Capitano, i vecchi marinai indicano la rotta guardando le stelle e giovani mozzi lavano il ponte e remano sperando a sera di essere accolti nella cambusa per bere ed ascoltare storie antiche ma sempre attuali.
    Grazie.
    Giampiero

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