Quale futuro?

Carissmi colleghi. Saro’ polemico e non avro’ peli sulla lingua. Sappiamo tutti, per esperienza personale, la crisi occupazionale, che sta investendo il nostro Paese. Sappiamo tutti degli pseudo contratti applicati da molte compagnie alberghiere, ai loro dipendenti. Contratti che umiliano e offendono i lavoratori. Ma di contro devo constatare, che tanti che cercano lavoro, che dicono di essere pronti a lavorare in qualsiasi struttura e con qualsiasi contratto, quando sentono TURNO DI NOTTE, quando sentono LAVORARE DI DOMENICA, perdono improvisamente le forze e si rifiutano SDEGNATI, eventuali offerte di lavoro dove sono previsti turni notturni o domenicali/festivi. Allora mi chiedo e vi chiedo, perche’ affermare di essere alla ricerca disperata di lavoro, quando poi si rifiutano offerte se non eccezionali, pero’ neanche da buttar via? Massimiliano Scio’

Prendo spunto da questo sfogo del nostro amico e collega Massimiliano, per fare una riflessione su questo periodo confusionario e contraddittorio che stiamo vivendo. Vi sono in atto delle trasformazioni e dei cambiamenti forse mai visti prima; da oltre dieci anni la nostra professione ed il nostro mondo (quello del Turismo e non solo)  sono stati completamente “stravolti”, complice anche una crisi socio-economica globale, dal quale e soprattutto nella nostra Italietta, ancora non si riesce ad uscirne fuori. E tutto questo genera grandi contraddizioni, dove c’è chi coglie delle opportunità, chi ne approfitta per speculare e magari trarne dei benefici e chi salomonicamente segue l’aria, le mode, o il branco e fa quello che fanno tutti o la maggior parte di essi. 

Il mondo del lavoro è cambiato e con esso c’è una generazione di colleghi che non si abituano e faticano ad accettare questi mutamenti: c’è chi si adegua e chi rifiuta le nuove regole che si sono venute a creare. La verità è che siamo passati da un eccesso all’altro e chi si trova a metà del proprio percorso professionale è colui che sta peggio: Chi ha vissuto i “magnifici anni” di benessere, sicurezza e tranquillità professionale e privata non accetta questo drastico ridimensionamento morale e materiale, e chi è nato in quegli anni rigogliosi (70-80, i quarantenni ed i trentenni di oggi – non oso poi pensare ai figli degli anni 90!)) ed ha vissuto fino a poco tempo fa una vita di “solo benessere”, forse per la prima volta si trova a fare i conti con i termini “sacrifici” e “rinunce”.

Le aziende (tutte) operanti nel nostro settore, alcune per reale necessità, altre per coglierne i vantaggi, hanno fatto incetta di queste nuove regole radendo al suolo il vecchio sistema che regolamentava il rapporto lavoratore-azienda e creandone uno nuovo, sicuramente con una alta percentuale di vantaggi a loro favore.  Non c’è stata una grande opposizione da parte di chi la doveva fare e sono nati così i lavoratori di serie A e quelli di serie B, ovvero gli indeterminati che sono costretti a non abbandonare la loro “posizione” di privilegio perchè pur volendo cambiare lavoro nessuno gli proporrà una soluzione similare e che quindi stoicamente “tengono duro” e non vedono l’ora di “andare in pensione” perchè con questo sistema non si riconoscono più. E poi ci sono i determinati ovvero coloro che cambiano più volte all’anno posto di lavoro, che a volte sono pagati dalle aziende presso le quali lavorano ma spesso dagli intermediari che questo nuovo ordine ha creato: agenzie, cooperative, società di servizi etc, con diritti e anche salari diversi e sicuramente peggiori di quelli dei colleghi di serie A.  

Nel nostro comparto turistico-alberghiero si sono creati degli squilibri, ma soprattutto vi è un appiattimento generale verso il basso ed una devastante spersonalizzazione dei ruoli; inoltre con questi “diversi” canoni professionali , il servizio, le competenze, la qualificazione e la stessa professionalità sono passati in secondo ordine. Si sostituiscono dei numeri con degli altri numeri e soprattutto per molti di questi “addetti ai lavori”, lavorare in un albergo in un ristorante o a contatto con il turista o (con tutto il rispetto) fare l’operaio, l’infermiere, l’autista etc etc, è la stessa cosa: basta lavorare.

Personalmente, in questa epoca di “sofferenza professionale” e con il mio contesto aziendale attuale, nonostante il sacrifcio e l’età che avanza, fare qualche notte a settimana è stata la mia salvezza ed il mio rifugio in attesa di tempi migliori. Capisco benissimo e sono d’accordo con i dubbi di Massimiliano che sono leciti e reali così come è giusto che, chi cerca lavoro, vuole per sè il meglio e le migliori condizioni, ma non è purtroppo tempo per fare gli schizzinosi, anche perchè la concorrenza e l’offerta “umana” è smisurata. Speriamo tutti che con un pò di buon senso e una giusta autocritica da parte dei legislatori, nel breve le distanze fra queste due categorie di lavoratori possano sensibilmente ridursi con il beneficio di tutti noi addetti ai lavori.

Anche la nostra Associazione non è quella di qualche decennio fa e le esigenze degli soci sono diverse dal passato: è giusto che ci si adegui alle trasformazioni del tempo per guardare il futuro positivamente (l’evoluzione della figura del Portiere d’Albergo e di chi lavora oggi all’accoglienza ne sono un esempio lampante e che ha portato alla nascita della FAIPA). A livello associativo temevamo che molti potessero avvicinarsi a Noi non per “cultura associativa” ma per avere punti di riferimento, soprattutto in ambito “lavoro”. Siamo molto sensibili al problema, e fa parte delle nostre attività associative, anche se l’Associazione è fatta di tante altre piccole cose; certo, non abbiamo la bacchetta magica nel risolvere i problemi di tutti, ma nel nostro piccolo cerchiamo di dare la nostra mano disinteressatamente. Il problema del lavoro è qualcosa di terribilmente serio e drammatico e dall’altra parte ci aspettiamo però anche un pò di collaborazione ed elasticità mentale, visti i tempi, non tanto da parte di chi si avvicina alla professione e a cui potremmo dare delle attenuanti, ma soprattutto da chi professionista lo è già e conosce tutte le sfaccettature del “mestiere”.

C.C.

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Una risposta a Quale futuro?

  1. Massimiliano Scio' ha detto:

    E’ desolante!Neanche un commento.Neanche una voce contraria.
    Ci rivediamo a Settembre,finite le vacanze,qualcuno scoprira’ di nuovo,che(forse)ha bisogno di lavorare.Si rifaranno avanti i SOLITI NOTI.

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