La grande occasione (mancata)

All’alba dei 10 anni dall’inizio di questa “commedia all’italiana”, per dirla in termine cinematografico, avevamo l’opportunità di scrivere un nuovo capitolo della storia delle Chiavi d’Oro italiane.

Grazie all’impegno, all’umiltà, all’amore per le Chiavi d’Oro senza sigle e per l’amicizia, da parte di persone che nonostante l’età ci vedono molto più a lungo ed in prospettiva rispetto a tanti nostri coetanei (meglio una grande associazione che due piccole), ci era stata proposta l’ipotesi di una riunificazione o meglio ancora la creazione di una sola nuova associazione in Italia;  a tal fine era stato organizzato un incontro esplorativo per “rompere il ghiaccio”, come si suol dire, e per verificare la volontà delle parti ad un progetto simile.

L’ occasione, come fu detto in fase introduttiva di questo meeting, era unica ed irripetibile e sia il sottoscritto che negli altri amici del nostro gruppo inviati a rappresentare la Faipa e a partecipare all’incontro ufficioso, abbiamo percepito la responsabilità di essere partecipi in qualcosa che nessuno da 10 anni a questa parte aveva mai fatto e dove nessuno, fino ad allora, era riuscito ad arrivare: incontrarsi e dialogare.

Infine questa era l’occasione per tutti i partecipanti, non solo per noi, di dimostrare di essere più avveduti e oculati dei nostri predecessori e di riuscire, con la buona volontà, l’umiltà e mettendo da parte i vecchi errori e rancori del passato, ad avere successo dove altri avevano fallito. Noi ci abbiamo creduto e ci siamo presentati all’ appuntamento consci della responsabilità che ci era stata affidata e fiduciosi nel voler sfruttare e risolvere nel migliore dei modi questa occasione; per il bene di tutti.

Ma le cose bisogna volerle in due e, nonostante in quelle ore che potevano essere di portata storica avevamo discusso diversi argomenti con i nostri interlocutori che per noi non erano poi degli ostacoli così insormontabili, già a fine serata pur lasciando spazio all’ottimismo, in un piccolo confronto fra di noi avevamo dedotto che non si sarebbe fatta molta strada.

I punti di discussione che abbiamo dovuto esaminare li conosciamo tutti: l’articolo 4 (ancora la solita storia), le chiavi sul bavero (oggi non tutte le aziende ti permettono di indossarle), gli obblighi con l’Internazionale (abbiamo dimostrato con documentazione che è un “contenitore” dove c’è di tutto – vedi Portogallo e Danimarca in primis ma molto altro), ma anche una cultura dove prevale la differenziazione fra grandi alberghi e piccoli alberghi , ed i soliti preconcetti e “paure” nei confronti dei nostri associati (come se nella nostra associazione vi facessero parte soggetti che potrebbero “inquinare la purezza della razza”). Soliti alibi e doppiezze già sentiti e vissuti negli anni, “roba vecchia” che non ci ha fatto sperare in nulla di nuovo ma che nonostante tutto ci ha fatto dare la nostra disponibilità alla proposta ed apertura ad un proseguimento del dialogo.

Ci siamo lasciati che ci sarebbe stato un seguito a quell’ incontro “spartiacque”, ma terminata “l’allegra scampagnata” dei primi di Febbraio a Bologna dedita al ricordo dei bei tempi che furono, forse proprio per onorare “quei tempi” sarebbe stato opportuno ricevere una risposta, di qualsiasi tipo, a quell’ azione voluta da parte dei nostri interlocutori.

Io penso che quando si prendono determinate iniziative siano esse ufficiali o informali, organizzate individualmente e privatamente e a seguito delle quali si decide di lasciare testimonianze con verbali e documenti di intenti, queste azioni dovrebbero avere oltre ad un inizio anche una conclusione a prescindere dai risultati. Gli stessi promotori di tali proposte,  che non sono quella di prendere un caffè al bar, ma che rivestono di una rilevante importanza, per tutti noi addetti ai lavori, per la nostra professione e per l’associazionismo, secondo me, una volta che l’idea non viene accettata dal proprio gruppo di appartenenza, dovrebbero avere nei confronti di se stessi in primis e della propria immagine, l’onestà di prendere una posizione in merito a quanto di così importante proposto e non accettato. Chi si fa promotore di un’idea verso gli altri è perché ci crede fortemente per primo, e se si crede nel progetto lo si porta avanti pur se con degli ostacoli, altrimenti si va incontro a brutte cadute di immagine e reputazione.

Ma è più facile non fare niente che fare scelte coraggiose, meglio continuare ad andare avanti nell’ipocrisia, facendo finta di credere che tutti hanno la qualifica di portieri d’albergo, che è certificata dal proprio direttore, che tutti indossano le chiavette sul bavero, che si lavora tutti in grandi alberghi  e che nell’Internazionale vi facciano parte solo ed esclusivamente i portieri di tutto il mondo e nessun altro. Forse quell’incontro non ha avuto seguito proprio perché non è stato dibattuto il punto più importante prima di tutti gli altri: se questi dieci anni di separazione ci avevano insegnato qualcosa e se in questi dieci anni avevamo maturato un’ altro tipo di cultura associativa. Evidentemente no…….

Carrieri Cosimo

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8 risposte a La grande occasione (mancata)

  1. sergio ha detto:

    Caro Cosimo,
    Non credo avere il piacere di conoscerti personalmente, ma vedo che alcuni argomenti di discussione sono comuni. Faccio parte della UIPA da più di 20 anni e conosco molti soci anche della vostra associazione. Sono stato a suo tempo molto critico sulla decisione di inserire delle regole “restrittive” per essere socio UIPA, in particolare per quanto riguarda la “qualifica” di portiere. Per me portare le chiavi d’oro è un onore ed un piacere e ritengo giusto l’obbligo, cosiccome, nel caso ciò sia impedito dall’azienda, ritengo necessario avviare un contatto fra l’esecutivo dell’Associazione e la direzione dell’Hotel per capirne i motivi e spiegare l’importanza che le chiavi d’oro rivestono. Invece per quanto riguarda la qualifica di portiere, il discorso è molto più ambiguo. Tutti sappiamo che ci sono, specilmente negli alberghi da 4 stelle in giù (ma, non di rado anche nei 5 stelle) colleghi che hanno qualifiche varie, ma che hanno l’indole del “portiere” e colleghi invece che hanno la qualifica, ma diciamo non hanno quest’ambizione. Purtroppo non è facile selezionare e verificare tale condizioni e, sono sicuro che anche nella “nostra” associazione ci sono delle eccezioni. Comunque per tornare sul principio, personalmente mi vado convincendo che se un qualcosa ha delle “irregolarità”, dobbiamo tendere a sanarle, non ad aumentarle. La UIPA ha scelto la sua strada di aderire alla UICH, ciò comporta impegni restrittivi per l’accesso dei soci. Penso che nel tempo i soci della UIPA si ridurranno, proprio perchè i “portieri” non saranno più previsti in molte strutture, ciò non toglie che finché esisteranno alberghi di lusso e catene che sono interessate ad investire in questo servizio, questo mestiere continuerà e quelli di noi che rivestiranno questo incarico potranno far parte della UICH. Gli altri potranno aderire ad altre associazioni che non sono e non devono essere “nemiche”, ma non possono essere uguali. Personalmente, lavoro in un 4 stelle, dove conservo la qualifica di portiere, ma mi trovo talvolta a svolgere mansioni di segretario, ciò è per esempio permesso dallo statuto UIPA, ma dovessi in un futuro prossimo essere integrato come segretario, qualora non trovassi un posto di portiere in un altro albergo, non esiterei a dimettermi dalla UIPA e magari ad aderire alla vostra associazione, così come ritengo sarebbe giusto che molti dei vostri associati che hanno le caratteristiche per far parte dell UIPA, ne chiedessero l’adesione.
    Mi auguro di essere stato chiaro e comunque sarà un piacere discutere di nuovo, se il fine è cercare di eliminare vecchi dissapori.
    Cordialmente,
    Sergio Iannotta

    • lechiavidoro ha detto:

      Gentilissimo Sergio,
      Condivido non tutte, ma alcune delle cose che scrivi ed esprimi nei modi e termini che tutti dovremmo usare e che danno l’opportunità sia di risponderti con la stessa tua pacatezza nell’esposizione, sia nell’ intraprendere uno scambio di idee aperto a tutti coloro che vogliono dire la loro con gli stessi toni. Permettimi, prima di tutto, di ricordarti (per evitare confusione in chi ci legge) che tu sei da 20 anni nelle “Chiavi d’Oro” e solo da una decina nella Uipa che è stata costituita nel 2000 (con regole diverse condivisibili o meno) una volta che lo statuto Fipa decadeva per “decorrenza dei termini”. Spesso noto in molti di voi l’attitudine a presentare la Uipa come un soggetto che ha quasi 60 anni, mentre onestà vorrebbe che si spiegasse ai non edotti che è il proseguimento di un soggetto che è durato 50 anni (la Fipa) e che in seguito alla sua chiusura statutaria ne è stato creato un altro (con una certa percentuale delle stesse caratteristiche, naturalmente). Apprezzo la tua sincerità (finalmente qualcuno che dice chiaramente che anche nella sua associazione ci sono delle eccezioni) ed è una cosa che ti fa onore rispetto a tanti tuoi consociati che stoicamente sventolano la loro esclusività, e vedo che anche tu usi la parola impronunciabile, “ambiguità”, quando parli della qualifica di portiere d’albergo; sono cose che noi affermiamo e pratichiamo da tempo, “alla luce del sole”, solo che tu le “anomalie” e le “irregolarità” esistenti in casa vostra tenderesti a sanarle o a ridurle (come?), mentre qualche anno fa quelle eccezioni hanno portato allo sfascio di una grande associazione e alla creazione di due piccole. A mio avviso non ritengo giusto invece che un collega non possa fare parte di un’associazione di categoria solo perché l’azienda ti vieta l’uso delle chiavi, tanto meno credo che esista oggi una forza dissuasiva che abbia l’ardire di poter far cambiare idea agli alberghi che giustamente pretendono i loro status e procedure aziendali! Sull’Internazionale stenderei un velo, visto che è provabile in qualsiasi momento e senza grossi sforzi che ormai è un gran carrozzone con a bordo di tutto e di più; piuttosto mi lascia perplesso questo estremo senso del dovere con la necessità di adeguarsi agli standard internazionali, mentre altri stati membri accolgono fra le loro file questo e quell’altro. Mi auguro che il sacrificio di decapitare in due una gloriosa associazione qualche anno fa abbia dato i risultati sperati alla parte rimasta e che ora l’Italia “sana” abbia in seno all’internazionale il posto ed il rispetto che si merita e che ai congressi internazionali vadano tanti colleghi italiani a rappresentarci, come un tempo. Sicuramente per fare parte di questa Internazionale un altro grosso pegno, come tu dici, sarà quello di essere destinati ad un calo fisiologico di soci. Sono d’accordo con la tua affermazione che le associazioni non possono essere uguali pur se (come nel nostro caso) figlie della stessa mamma: la “scampagnata” di Bologna (della quale tu dovresti essere al corrente visto che sei un organo del Direttivo Nazionale) ha cementato questa mia convinzione nonostante l’associazione che presiedo ha dato il suo “benestare” e non ha posto nessun veto all’incontro di febbraio dettato da vedute di ordine nazionale e mettendo da parte le problematiche regionali “per il bene comune”. Convinzione, tra l’altro, non determinante in me negli articoli o regolamenti fra i due gruppi, quanto nella diversità di mentalità associativa (a Bologna ho sentito parlare di riunioni precongressuali “solo fra portieri” a porte chiuse! Peggio dei massoni!– inaudito nel 2010!). Detto questo la mia riflessione fondamentalmente era dettata dal fatto che siamo stati contattati da alcuni di voi; ci siamo visti, abbiamo discusso e deliberato e firmato delle idee e nessuno fra coloro che ci ha contattato o partecipato a quell’incontro ha avuto la “delicatezza” o la “garbatezza” di farci sapere se, a distanza di quattro mesi, avevamo scherzato. Detta tutta, Sergio, questa si chiama maleducazione! Atteggiamenti non certo nello stile delle “Chiavi d’Oro” di cui dichiariamo di farne parte e per il quale onore di esserne degni e meritevoli vi sono state delle dispute. Sono d’accordo con te sul fatto che le associazioni non devono vivere da nemici e trovare le strade per una pacifica convivenza, e resto a tua disposizione per qualsiasi “chiacchierata” riguardo il passato, il presente e anche il futuro, e qualsiasi forma di collaborazione e cooperazione. Ti ricordo infine che nei rapporti fra le due associazioni dal 2001 fino ad ora, le azioni della Faipa sono sempre state svolte in chiave difensiva e mai offensiva.
      Un caro saluto.
      Cosimo Carrieri

  2. SERGIO ha detto:

    Ciao Cosimo,
    Anch’io condivido non tutto, ma alcune delle cose che affermi. Non so se tuttavia tu preferisca continuare a battere e discutere sulle cause della scissione (che credo siano state ben diverse da un semplice rinnovo dello statuto) e sulle mosse dettate da dissapori e campanilismi che si sono creati da una parte e dall’altra, ma ti dirò di più, anche in seno alle stesse associazioni fra fronde diverse o se, da come credo di capire dal finale del tuo discorso, il tuo ardimento nasce da un sincero tentativo di riconoscerci quali colleghi dal comune vizietto di “dedicarsi al cliente”.
    Sappi, caro Cosimo, che non è mio stile cercare motivi di contrasto, tantomeno quando le cose che so mi sono state riportate da altri. Ho cercato e sarei felice poter vedere le 2 associazioni insieme e poter magari iniziare insieme tanti tipi di collaborazione. Se partiamo appunto dal dato di fatto che le associazioni sono 2, che ciascuna ha il proprio statuto e le proprie regole, penso che possiamo proseguire la nostra discussione anche in modo fattivo, se pensiamo invece che il nostro scopo è far cambiare idea o direzione all’altro, credo che sia stato un piacere scambiarci i pareri, ma su questa strada perdiamo solo tempo.
    Buone cose.
    Sergio Iannotta

    • lechiavidoro ha detto:

      Ciao Sergio,
      Io credo che i rapporti fra le nostre associazioni non potranno mai essere a “compartimenti stagni”o con argomenti gradevoli di cui parlare e sgradevoli da evitare, anche perché sono legati l’uno all’altro, e soprattutto penso sia utile per tutti un sano chiarimento (non un processo) che ci permetta un giorno di partecipare insieme ad attività interassociative o di collaborazione, guardandosi serenamente negli occhi e senza alcun imbarazzo di sorta. Ti ribadisco che ho piacere a confrontarmi costruttivamente con te e confermo la mia disponibilità per tutto quello che riguarda il mondo del lavoro, delle professioni e dell’associazionismo. Le mie opinioni ed i miei punti di vista sono pubblici e li trovi sia su questo sito che su riviste e siti del settore: da un decennio circa il mondo di chi lavora nel turismo ha subito e sta subendo trasformazioni epocali sotto tutti gli aspetti e la parcellizzazione, la frammentazione di tutto quello che gravita intorno al nostro turismo non fa bene a nessuno; soprattutto le associazioni hanno il dovere di dire la loro e di “fare sistema”. Francamente l’associazionismo che si è fatto fino agli anni 90 oggi non ha senso e (anche se non ho la palla di vetro) secondo il mio parere, coloro che non si adegueranno agli eventi alla lunga sono destinati ad una lenta uscita di scena. Io non sono prevenuto nei confronti di nessuno di voi, ma continuo a parlare di associazionismo nonostante lo stesso oggi è in crisi e non accetto di andare su binari che non riguardano valori, ideali, regolamenti e statuti. Tu invece mi parli di cricche, di consorterie, di personalismi e non posso accettare e pensare che si parli della scissione di un’ associazione con oltre 50 anni di vita per cause che non riguardano regolamenti e statuti. Io fino ad ora non ho parlato di uomini e fatti ma di regole e princìpi e personalmente rifiuto e non approvo che tutto sia accaduto per quello che tu mi dici; se sono quelli i valori e gli ideali, noi figli ed eredi di quella associazione, stiamo prendendo in giro noi stessi ed i nostri associati e a questo punto sarebbe meglio chiudere bottega e andarsene a casa dando così valore e conferma a tutto quello di non bello che si dice sui “portieri” e sulla nostra professione. Qui nessuno vuole far cambiare idea ad alcuno e nessuno cerca lo scontro, ma non possiamo fare finta che nulla sia accaduto e non parlare della scissione è come nascondere la storia ai vostri e ai nostri associati; è una tappa fondamentale se in futuro si vuole raggiungere stima e rispetto reciproci, traguardo che ancora non raggiunto e di sicuro non per volontà o colpa nostra. Effettivamente hai ragione Sergio, le associazioni sono due e con tutto il rispetto e la stima per la tua persona, le argomentazioni da te sopra citate come i comportamenti relativi alla scampagnata di Bologna (alla quale Roma ha aderito nonostante si rendesse conto delle difficoltà delle doppie associazioni regionali, ma conscia che si trattasse di un progetto di natura superiore alle beghe da te prima descritte) sono un segno di quanto diverse e distanti siano le nostre due associazioni. E’ stata data l’opportunità a fratelli storici che si sentono separati da anni, di provare a fare un miracolo ma il resto della famiglia non è stato d’accordo: noi abbiamo dato la nostra disponibilità pur sapendo che i veri problemi sarebbero stati al vostro interno. Molti dei vostri associati (anche a livello dirigenziale) devono ancora prendere coscienza e metabolizzare che la mamma ha partorito due figli e che entrambi hanno il diritto chi chiamarsi con lo stesso nome (“Le Chiavi d’Oro”) e per ben due volte anche se qualcuno si è proclamato figlio unico, i fatti gli hanno dato torto. Noi al nostro cognome e alla nostra storia passata ci teniamo molto e il “vizietto di dedicarci al cliente “ non ci pesa più di tanto perché è nel nostro DNA; rispettiamo tutti e ci difendiamo quando riteniamo di essere stati offesi. Nel rispetto delle nostre identità associative a cui ci tieni così tanto ti rinnovo la mia disponibilità e ti auguro un buon lavoro al vostro interno.
      Cosimo Carrieri

  3. Giampiero Giamogante ha detto:

    Buongiorno a tutti e…… scusate l’intromissione. Ho letto con piacere lo scambio di veute tra il Presidente Carrieri ed il Signor Iannotta. Personalmente sono iscritto all’Associazione Romana ed alla Faipa dal 2002 e di conseguenza non ho vissuto nè la scissione nè tantomeno i decantati anni d’oro perdonerete quindi qualche ingenuità o qualche ovvietà nello scrivere. Solo due cose vorrei far presente: la prima è che vivere sugli allori non porta a niente di costruttivo e che chi perde tempo a guardare con nostalgia al passato una volta desto si rende conto che gli altri sono andati avanti. La seconda è che nella nostra professione c’è una “evoluzione” (?), dettata dai tempi, talmente veloce che chi non si adegua al cambiamento è destinato alla stagnazione professionale. Il “vizietto di dedicarci all’Ospite” (non cliente….. per favore) è la base della nostra Professione ma non basta più; a questo proposito si può leggere l’articolo comparso su Job In Tourism (pag. 7) del 20/5 u.s a firma del Dott. Feruzzi che fin dalle prime battute è chiarissimo sull’argomento. A mio modesto parere la parola d’ordine è rimanere al passo con i tempi e cercare una strada comune tra tutte le realtà Associative del settore perchè la fremmentazione è deleteria e non è utile a nessuno. Grazie.

  4. sergio ha detto:

    Mi dispiace non essere un abile, attento dicitore e quindi sogetto ad essere frainteso. Provo a ribadire il concetto.
    E’ comprensibile e naturale che la continua evoluzione del mercato turistico faccia si che si creino nuove figure che inglobano un insieme di mansioni (come è possibile che un giorno dietro al banco di un albergo non ci sia nessuno). E’ tuttavia reale che ancora oggi nel mondo esista una visione dell’offerta che vede nel Concierge un plus di qualità sul quale continuare ad investire. La UICH persegue l’intento di aggregare esclusivamente i Concierges d’albergo specificando le necessarie caratteristiche nel proprio statuto e delegando le nazioni affinché tali requisiti vengano rispettati. In Italia abbiamo questa situazione di 2 associazioni (di cui alcuni membri di ciascuna in passato facevano parte della stessa associazione) che si presentano come rappresentanti dei Concierges. Non credo sia qui necessario definire quali sono le mansioni del Concierge, ma sappiamo quanto queste mansioni siano state fatte sparire da molti banchi dei nostri alberghi con la motivazione principale di non essere remunerative per l’azienda, tanto che molti alberghi 4 stelle non hanno nessun dipendente con la qualifica di Concierge. Ed è su questo punto che chiedo se ritieni percorribile una strada che veda la migrazione continua dei soci dall’una all’altra associazione a seconda della diversa qualifica che ricopriamo nei nostri alberghi. Ciò a mio parere, non senza difficoltà, potrebbe essere percorribile e porterebbe ad un chiarimento, ad una riappacificazione ed all’inizio di una strada di collaborazione.

    • lechiavidoro ha detto:

      Gentilissimo Sergio,
      Non volevo più replicare perché constato che ci siamo divisi circa 10 anni fa, ma che siamo ormai associativamente distanti “anni luce” e che replichi a delle argomentazioni ben motivate e provate con delle altre ben differenti. Sono io che questa volta ti ringrazio per lo scambio di pareri sempre costruttivo, e per il confronto, ma effettivamente stiamo solo perdendo tempo. Dai delle risposte con delle proposte utopiche che prevedono un “travaso” di soci da una associazione all’altra e se ho ben capito prevedi per il futuro ( sempre per ottemperare ai requisiti di una UICH che pochissimi rispettano e dalle regole molto “flessibili”, “elastiche” e “personalizzate” di stato in stato) una associazione di soli pochi, veri “concierges” sempre più rigida ed attenta “ai requisiti”dei suoi partecipanti; da quello che affermi ne deduco che dobbiate fare una ulteriore “scrematura” fra gli associati. Peccato che eri assente, ma noi lo abbiamo anche proposto ai rappresentanti in vostra vece presenti a Bologna: perché non formate un’associazione fatta di soli colleghi concierges (per qualifica, e per mansione effettivamente svolta “sul campo”, senza troppi cavilli e fronzoli di comodo) provenienti da strutture ricettive dove esistono ancora due desk separati? Solo in questo caso sareste veramente coerenti con tutto quello che dite e tutto quello che fate e dareste un senso a quanto fatto 10 anni fa cambiando uno statuto e chiudendo di fatto un’associazione di 50 anni di vita per farne nascere una nuova! Sicuramente avreste fra le vostre fila quelle strutture ricettive (secondo voi di un certo livello, secondo me numericamente poche) che credono ed investono ancora sulla figura del concierge come voi dite che dovrebbe essere e praticare la professione, ed avreste fra gli associati l’espressione massima dei professionisti di questa arte! Con tutto il rispetto io penso che abbiate ancora molto da chiarire fra di voi ed al vostro interno e che non abbiate ancora trovato una proposta associativa comune (unita a degli ideali e valori) che possa portare ad una aggregazione: mi sembra che negli ultimi 10 anni l’unico motivo di aggregazione, l’unico “collante” e l’unica linea comune che abbiate avuto (a parte qualche singolo dissenziente), sia stata una certa avversione nei nostri confronti, che nostro malgrado ed inconsciamente, forse vi abbiamo aiutato a “fare gruppo”. Io personalmente sono un pochino più razionale e con i piedi per terra nei confronti del nostro mondo professionale di oggi e dell’epoca che stiamo vivendo e vedo che ci sono due associazioni che non sono altro che due facce della stessa medaglia, in quanto gli associati hanno le stesse caratteristiche di base. Allo stesso tempo pur comprendendo la necessità di “fare sistema” soprattutto al giorno d’oggi, vedo che vi sono problematiche come l’occupazione, la salvaguardia della professionalità, la dequalificazione totale ed il rischio reale di un appiattimento del nostro mondo verso il basso, che ritengo molto più importanti che l’ interpretazione di un articolo. Oltre che il rispetto reciproco fra le due entità, trovo difficile percorrere una strada di collaborazione in comune con chi accetta ciecamente gli ordini e si giustifica tutte le volte dietro l’alibi dell’ente supremo che ti dice quello che devi fare e come ti devi comportare, e con chi ipocritamente davanti all’evidenza si nasconde ancora dietro ad un dito. Posso solo augurare buon lavoro che possa portare ad una crescita ed evoluzione associativa: noi questo percorso lo abbiamo iniziato qualche anno fa.

  5. Giampiero Giamogante ha detto:

    Gentilissimo Sig. Sergio
    Mi scusi del ritardo nella risposta. Vorrei rispondere subito alla Sua domanda: penso sia improponibile immaginare una diaspora continua da una Associazione all’altra visto anche la mobilità continua caratteristica del nostro mestiere. Ho letto attentamente quanto da Lei scritto e concordo su tutto quanto da Lei affermato ma giungo ad una conclusione diversa. Come Lei giustamente afferma: “E’ comprensibile e naturale che la continua evoluzione del mercato turistico faccia si che si creino nuove figure che inglobano un insieme di mansioni ()” questo è un dato di cui tutti dobbiamo prendere atto ed è da qui che a mio parere bisogna ripartire. Da quanto leggo la Vostra Associazione persegue l’intento di aggregare solo i Concierges di Grandi Alberghi e questo è lodevole ma, perdoni l’ardire, un pò anacronistico e dal sapore vagamente elitario. A questo proposito mi permetto di chiederLe se a Suo parere la professionalità sia da intendere solo “orizzontalmente” (solo nei 4 e 5 stelle) oppure anche “verticalmente” (quindi non solo Alberghi ma Residence, Guest House e tutte quelle realtà che sono dedite all’accoglienza). Naturalmente le considerazioni fatte sono personali, frutto della mia limitata esperienza.
    Grazie e Buon Lavoro.
    Giampiero Giamogante

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