Turismo anno zero!

Siamo all’anno zero del Turismo nel nostro paese? Se non lo siamo ancora, probabilmente ci troviamo prossimi alla fine di un’epoca, quella dove il fenomeno turismo è diventato una grande risorsa economica che ha coinvolto anche numerosi uomini. Non sappiamo se, quando e cosa possa rinascere dalle sue ceneri, ma di sicuro ci troviamo davanti ad un periodo cruciale, che sta segnando o ha già segnato la fine di un modo di fare e di intendere tutto quello che veniva racchiuso in questa magica parola.

E’ preferibile tralasciare tutto quello che si potrebbe dire sulla scarsa attenzione e considerazione perpetrata negli anni dalle classi politiche e dirigenti che si sono succedute e che trova la sua massima espressione di “mancanza di cultura politica del turismo”, con un governo odierno composto da una grandissima percentuale di “tecnici” tranne quello del nostro settore. Nulla di nuovo e cosa ormai risaputa da tutti gli addetti ai lavori che il “problema politico” è la madre del nostro disastro, nonostante negli anni costantemente abbiamo dato un contributo non indifferente alle nostre finanze nazionali, a differenza di settori produttivi e aziende che dello Stato ne hanno fatto la vacca da mungere ed hanno avuto in cambio trasfusioni di denaro. I pochi momenti di gloria li abbiamo vissuti grazie a uomini politici che si sono riempiti la bocca al momento giusto quando si trattava di elencare i nostri “tesori” che abbiamo avuto la fortuna di ereditare e possedere come nessuno al mondo. Per il resto nulla …….

Detto questo, al di là dell’attenzione della stampa e dei media verso il calo delle presenze in Italia e delle tradizionali statistiche ora negative, la convinzione che ci troviamo davanti ad un momento critico di portata storica deriva dal fatto di trovarsi davanti un settore che viaggia su due binari paralleli ma in grandissima discordanza e molto distanti fra di loro. Da un lato stiamo viaggiando alla velocità della luce grazie a tutti quei fenomeni che turisticamente sono nati e si sono evoluti in questi ultimi anni e che hanno letteralmente rivoluzionato in particolar modo il mondo dell’albergo inteso come luogo di ospitalità e accoglienza; eventi che hanno poi influenzato e condizionato tutto il resto del comparto e l’indotto. Nuove tecniche, nuove tecnologie e nuovi modi di comunicare hanno letteralmente fatto tabula rasa di un sistema ed una mentalità sostituendoli con dei nuovi: la regola base di ogni azienda del nostro settore oggi è essere sul Web e nei Social nel modo giusto, sfruttarne tutte le opportunità, dotarsi delle competenze e dei più efficaci strumenti, disintermediare o intermediare al meglio dinamicizzando le tariffe. Tutto questo ha letteralmente stravolto il mercato, ha fatto nascere nuove figure professionali e nuovi soggetti ed il fenomeno non tende a rallentare, anzi ….

Dovremmo essere contenti delle innovazioni e semplicemente  adeguarci ad esse e alle nuove opportunità, ma viviamo sul campo gli effetti di questo traghettamento dal superato al contemporaneo a partire dal problema occupazionale: dai quadri ai generici le aziende turistico-alberghiere stanno affrontando il cambiamento e le nuove realtà nate da questo mercato completamente trasformato e tumultuoso, semplicemente abbattendo i costi del personale! Nel nostro paese con un’altissima percentuale di piccole e medie strutture, dove molti investitori del settore pensano ancora che il parametro del successo della propria azienda turistico-ricettiva sia la percentuale di occupazione delle camere, e dove pochi imprenditori hanno ancora capito e metabolizzato che oggi il cliente può presentarsi nella propria struttura un minuto dopo che è arrivata la prenotazione (se non in contemporanea), sembra che per queste aziende l’unico modo per contenere i costi (o meglio li chiamerei i ricavi più bassi rispetto ai bei tempi), riadeguarsi e riproporsi in veste diversa rispetto al passato, non può che avvenire a spese del personale.

In realtà si tratta di una reazione irrazionale e insensata, nell’affrontare le nuove trasformazioni e le nuove esigenze di mercato nate negli ultimi anni, della fatica a riorganizzarsi e ad affrontare difficoltà nuove rispetto al passato con meno rischi possibili e naturalmente convogliando le proprie paure e incertezze verso un unico terminale: la forza lavoro! Il ricorso all’ outsourcing che doveva servire ad aiutare le aziende per sopperire al meglio la stagionalità e il problema dei flussi di occupazione, ormai ha prepotentemente invaso le nostre strutture a tutti i livelli e reparti ed è ormai una regola ben consolidata più che un’ alternativa o un salvagente temporaneo! Risultato: sono scomparse le professioni e sono nati i moderni braccianti che lavorano a giornata……..

Leggo letteralmente a proposito delle nuove strategie di vendita: “Questo è il futuro del turismo e chi non è al passo con i tempi è destinato a soccombere. E’ importante capire perchè una stanza in albergo non venduta è un costo oltre che un mancato guadagno, ma anche come fare per riempire il proprio parco camere 365 giorni all’anno.  Ma se abbiamo trovato il modo e gli strumenti per lavorare a livelli di occupazione massimi, perché le aziende continuano a ridurre al minimo lo staff, attingendo a nuove risorse ma con il risultato di grosse problematiche a livello di professionalità, formazione, qualità del servizio, ma soprattutto con una convergenza negativa nel rapporto qualità (bassa) / prezzo (basso)?

Qualcuno dirà che c’è la crisi e che negli ultimi anni è cambiato il mondo del lavoro, ma a chi vive quotidianamente sul campo queste trasformazioni, queste risposte non bastano! Nel passato il rapporto qualità /prezzo era esorbitante ed era in parte velato da una moneta (la lira) praticamente disponibile e concorrenziale a tutte le valute estere: con l’euro ci si è resi conto che con una unica unità valutaria di comparazione uguale per tutti, non si era più competitivi. Oggi però non possiamo giustificare la mancanza di qualità, professionalità, solo perché stiamo applicando tariffe competitive  o come dice la regola base della differenziazione tariffaria, “la tariffa giusta, al momento giusto, alla persona giusta”: lo standard qualitativo, la professionalità, la formazione e il numero delle persone impiegate non possono cambiare in base alla tariffa! Oggi nei resoconti e nei dibattiti fra colleghi si sentono storie allucinanti (che è meglio non elencare per non cadere nel “gossip o nel trash alberghiero”) di come si opera oggi nelle nostre strutture turistico/ricettive e che sono storie di ordinaria follia……

Vanno bene le nuove strategie di vendita, va bene la tariffazione dinamica, va bene l’uso dei nuovi gestionali, dei portali di prenotazione e della prenotazione on-line; siamo d’accordo con l’importanza del web marketing e di una giusta e corretta esposizione sui social network e che ci si occupi di brand reputation. Ma siamo veramente sicuri che questo gioco al ribasso, perche ormai di gioco al ribasso si tratta, sia la ricetta giusta per farci uscire da questa situazione amorfa ma grave (sempre di meno gli stranieri che scelgono il nostro paese – disoccupazione cronica ) in cui ci troviamo coinvolti? Siamo certi che questo turismo fatto solo di numeri e con i numeri e le percentuali al centro di tutto possiamo continuare a riproporci come modello appetibile e farne una delle voci più importanti della nostra economia?

Tutti a tutti i livelli stiamo cercando di adeguarci al nuovo ma non credo che l’attuale turismo nostrano a due velocità sia la ricetta giusta! Giustamente nella voce turismo è fondamentale il contesto socio-economico mondiale ed è giusto che siano nati nuovi viaggiatori e nuove fette di mercato, è giusto inoltre che l’Italia e l’Europa non sono più il cuore del mondo ma che devono ricollocarsi in un contesto più globale:ma questo processo forse lo stiamo affrontando nel modo meno opportuno e razionale. Nell’era del turismo globale e del viaggiatore fai-da-te tutto trolley e wi-fi non è arraffando a caso fette di mercato e percentuali di viaggiatori di qualsiasi parte del mondo e a qualsiasi prezzo che possiamo proporci come paese a vocazione turistica e restare uno dei paesi più visitati ed interessanti al mondo; il turismo è certamente un’industria, ma a differenza delle fabbriche sia i viaggiatori che le destinazioni sono pezzi unici che non potranno mai essere standardizzati e riprodotti in serie.

Nel mio ideale di viaggiatore non sceglierei mai l’Italia rispetto ad un altro stato, una città italiana rispetto ad un’altra ed una struttura in confronto ad un’altra semplicemente in base al prezzo più basso e nella mia scelta darei poco peso alle recensioni e su quanto scritto o pubblicato perché la mia esperienza, le mie percezioni e le mie aspettative sono diverse da tutti gli altri visitatori. Una volta sul posto mi aspetterei una struttura ed una sistemazione quanto più simili e reali a ciò visto e prenotato: no artifici e ritocchi fotografici e cinematografici sui siti web tali da farle sembrare tutte reggie e tutte suites presidenziali e soprattutto desidererei non essere dirottato in altre strutture a causa di presunti guasti, lavori o semplicemente per “arrivismo professionale” dei responsabili del booking in cerca di “premi produzione” e incentivi vari. Gradirei essere trattato senza troppi fronzoli e smancerie ma semplicemente con professionalità da interlocutori preparati, formati e sorridenti che sappiano trasmettermi sensazioni positive e sappiano darmi le giuste risposte alle mie richieste o eventuali necessità e non da personale demotivato e stressato per vari motivi, poco conoscitore della località e della struttura. Il mio viaggio e soggiorno dovrebbe essere un’avventura unica diversa dalle altre perche il prodotto turistico Italia che ho conosciuto non è il migliore, ma è certamente diverso da altre proposte e da altri paesi; e se la mia esperienza è fatta di emozioni, sensazioni, ed è stata un’ occasione di scambio e confronto di culture e una forma di arricchimento interiore, anche l’aspetto economico ed i suoi costi passano in secondo piano.

C. C.

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3 risposte a Turismo anno zero!

  1. bonifacio ottavo ha detto:

    Bellissimo articolo. Preciso, attuale e puntuale come sempre “quando scrivi”. Bonifacio

  2. lechiavidoro ha detto:

    Un amico che stimo molto in privato mi ha scritto queste righe che mi permetto di pubblicare: C.C.
    “ho letto con piacere ed interesse le tue considerazioni. Le trovo molto condivisibili per molti aspetti e di piacevole conversazione con molti di noi “operativi”; ma, ahimè, temo che cozzano per la visione di molti altri che vivono in altro modo la nostra realtà, soprattutto la maggior parte degli albergatori e manager delle nuove tecnologie che al “centro” della loro mission pongono i numeri e non il Cliente.
    E, constatando la qualità di molti clienti mi sorge anche il dubbio che non hanno poi tanto torto! E’ chiaro che la nostra etica-professionale ci impedisce di accettare questo modo di operare e ci vediamo nostro malgrado a dare comunque il nostro contributo, ma con affievolito entusiasmo, perchè noi stessi considerati “numero” e non protagonisti del benessere del Cliente!

  3. Massimo ha detto:

    Condivido in pieno ll suo articolo,

    le strutture alberghiere abbassando i costi del personale e reperendo risorse esterne dalle società interinali hanno abbassato il livello di professionalità che si fa partendo dal basso e rubando con gli occhi da chi il mestiere l’ha fatto sul campo per tanti anni…cosi negli anni abbiamo visto mettere da parte persone che nel ricevimento hanno lavorato 30 anni e sono state messe da parte a 50 anni sentendosi dire lei guagagna troppo e’fuori età per il mondo del lavoro…coem se fosse una colpa aver imparato una professione dopo anni di sacrifici….
    E’invece da chi l’esperienza ne ha da vendere che i giovani di oggi si avvicinano alla nostra prfoessione dovrebbero imparare…

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